Oasi d'Amore

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Oasi spirituale

Questa pagina è dedicata a colui che più sa scrivere dell'amore: Mauro Berti

06 Agosto 2009

 

Presentazione Mauro Berti

 

L’occasione di presentare il nostro scrittore è stata puramente casuale o, per meglio dire, un ritrovarsi tra le righe di un sito internet e scoprire un mondo di poesia e di sogni.

L’Associazione Oasi tra i Calanchi non si è lasciata sfuggire l’opportunità di segnalare ed evidenziare questa eccellenza.

Mauro Berti, un ragazzo di mezz’età, che, barcamenandosi tra il linguaggio binario e gli Aforismi Tacito, è diventato un ingegnere filosofo (o un filosofo ingegnere?) che di giorno è un quadrato Project manager  ma che si trasforma, di sera, in un “viaggiatore” nei mutevoli sentimenti umani.

La sua è una ricerca ( o un rincorrere ) attorno alle angosce e smarrimenti dell’uomo. Il suo naturale pessimismo cosmico è intervallato da momenti di vera ed alta liricità poetica.

 

Vi lascio alle sue parole ed ai suoi versi, certa di farvi cosa gradita.

 

Simona Cataldi           

       

Flap…Flap…Flap…

da post di "qui per caso"....

Foto di qui_percaso

Flap…Flap…Flap…, rumore di ali che battevano per l’aria, … Flap…Flap…Flap… e nel cielo della sera, lo scuro profilo del possente falco che scivolava via lasciando solo vibrazioni sorde dietro di se …Flap…Flap…Flap…

Una sorta di nulla, che però sentivi in gola, permeava, …accompagnava quel volo solitario ed una vena di sottile abbandono, …un vago senso di sfinimento e di partenza senza più un ritorno.

 Flap…Flap…Flap…, quel sordo rimbombare riempiva l’ovattata quiete della montante sera, ..là dove quel cielo andava tingendosi di ombre e di rimpianti e di quello che non era stato mai…

Impregnato di malinconia, affogato di tristezza, quel  cadenzato battito di ali, sembrava un ultimo saluto lasciato ad altri occhi, che umidi e velati, seguivano quel suo volarsene lontano e che sapevano, non l’avrebbero rivisto mai più tornare…

Erano finiti, ormai, quei giorni del suo possente e certo scivolare, mescolato a nubi e cielo, a dominare signore incontrastato dall’alto, adagiato, …quasi immobile, in quell’aria sottile, ..là dove l’azzurro si perde nel suo blù… Flap…Flap…Flap…

..finito quel suo guatare maestoso cose e giorni e scendere, improvviso, quando e solo se, lui lo voleva, certo e sicuro, con tutto quel cielo solo e soltanto suo…, senza mai porsi un pensiero solo od un rimorso, se fosse giusto o no e cosa mai pensasse di lui quella sua preda, vittima inconsapevole a quell’istinto suo padrone.

…E risaliva in alto, rapido, veloce, quasi non conoscesse gravità, ..non li sapesse lui quei freni e quei legacci che stringono alle terre e quei tanti, troppi “se…,forse…, ma…”;

e quella era la vita e quello era il suo tempo, lui macchia scura nel chiarore di un cielo senza confini e muri e senza un dio a cui rendere conto o solo da riverire.

Semplicemente era, perché così era scritto e quella sua vita era soltanto sua, ...senza domande e spesso, sempre, senza risposte: ma vivere bastava da se solo ed avanzava, per vivere e vivere ancora e vivere soltanto…

Flap…Flap…Flap…, lente e ancora possenti si dispiegavano le sue ali, mentre si dileguava nel crepuscolo...

Flap…Flap…Flap…, per dove e per quanto ancora non sapeva…; ma adesso lo sapeva, …adesso lo sentiva, sentiva quella sua certezza venire meno.

Adesso la percepiva, chiara, in fondo al cuore, la pena per quelle ignare prede su cui sempre era piombato senza lasciare nessun tempo…, neppure quello di un pensiero …o di un ultimo saluto ; adesso le sentiva più lontane quelle vette, ..lassù, remote, perse là in alto e quasi la masticava, la fatica a risalire le suo quote e gli pesavano quelle ali, ..come non erano mai pesate prima: non più leggere piume e muscoli possenti e forti, ..ma pietre, nudi macigni pesanti e crudi.

Flap…Flap…Flap…, ombra ormai incolore, si dissolveva confondendosi nel buio della sera, come in un ultimo, non detto, volo, forse una meta – l’ultima – che adesso sentiva già vicina, ..forse una sera che non avrebbe avuto un altro giorno..

Flap…Flap…Flap…, un semplice frusciare che scompariva in lontananza...

Flap flap flap (il ritorno)

“...E da quel buio, come fosse stato lampo acceso, … come fosse stata l’Araba Fenice che ogni volta, risorgeva, dalle sue stesse ceneri, il falco ritornò in tutta la sua luce; lo videro volteggiare lento, maestoso, splendente con le sue piume contro il sole, punto nero, lontano, …un pò striato, adesso, di grigio, con qualche filo d’argento che si era intrufolato tra le piume a far risplendere il suo manto con un riflesso diverso e strano (..forse un po’ di polvere di stelle,  calata a far intriso quel suo lucente manto bruno..).
Restò lassù, sospeso come una vela scura, immobile, senza quasi muovere le ali, adagiato com’era, semplicemente in quel vuoto immenso e sorretto soltanto dal vento amico ; come cristalli vivi, rilucevano i suoi occhi che andavano scrutando, le terre giù sul fondo, intento a ricercare, com’era, quella voce, …quel volto, quel sospiro  che lo aveva richiamato, ..fatto tornare indietro, come non fosse stato, quello,  il suo momento.

Lui, il falco che calava dritto sulla preda e mai non si chiedeva alcun perché, ..adesso aveva gli occhi lucidi, …forse la pioggia, …forse la polvere, ….forse i suoi anni…;
ma adesso, …sì adesso era tornato e non se ne sarebbe ripartito più, …per sempre perso in quel suo cielo, ad ingoiarsi quel suo ultimo volo dentro il  blu…

...Di falchi e di sirene, di storie e di tzunami....; e lui,  lui  quel  falco, che l’avrebbe guardata dall'alto ma non per apprestarsi, rapace, a scendere a picco per colpire, ...ma come fosse stato una difesa, una vedetta, che potesse avvertire prima il male, il brutto, lo storto, il dispiacere..
E che non avrebbe mai voluto sporcare quella che era una storia vera, ..che non avrebbe mai lasciato che, bruciati da un raggio, da una luce troppo forte,  ...scintilla, lampo di un minuto, …gli occhi non sapessero poi più vedere, quello che era  e che contava per davvero...
Ma, no, …non se ne sarebbe andato via  da lì, da quel suo cielo tornato solo suo e sarebbe stata, per sempre,  quell'aria fine e trasparente che  legava terre e cielo, a far passare, trasmettere, gonfiare  parole e sensazioni e quel che erano e sempre sarebbero rimasti e  stati; ed ogni volta, che  avesse mai scrutato in alto, lo avrebbe certo rivisto, quel suo falco, …disegnare, ..lì, in quel cielo, nei suoi larghi cerchi, figure ed emozioni, mentre solitario e altero, si abbracciava , in uno sguardo solo, tutte le cose sotto di se a tenerla, per sempre, racchiusa al caldo del pensiero...”

 


Dov'era andato

Dov’era andato mai a finire l’amore….? Chi l’aveva rubato, fermando il cuore ed il pensiero di chi, adesso, attonito, in silenzio.., se ne stava immobile, incapace di sentire ogni emozione e suono…?

Chi aveva rapito il sogno, lasciando soltanto una appiccicosa scia di ..bava?, ...lacrime?,…sangue?... che si perdeva in fondo dove le trasandate case di periferia, si sparpagliavano su di una piazza vuota, sporcata appena dalla malata luce dei lampioni…?

Come era potuto accadere che si spegnessero di colpo tutte le stelle e tu non sapessi più distinguere dov’era il cielo, o se più in là cominciasse il mare e se i tuoi campi e le colline amiche, ci fossero mai state per davvero…? E che, tutto quello che sembrava essere sempre stato, fosse poi, soltanto  qualcosa di immaginato…. ?

E quando poi, ..in quale istante preciso, …si era fermata ogni musica ed ogni suono, lasciando rumore e basta a far pieno il vuoto, uccidendo anche il silenzio, che dell’amore vero a cui, in fondo, non servivano parole, era  amico e compagno e ombra e luce…?

Perché di tutti quei sorrisi, non rimaneva traccia alcuna, adesso, e i volti avevano assunto l’aspetto un po’ sinistro di maschere senza espressione ne colore, mentre tutto sembrava continuare come prima, ma nulla sarebbe stato mai più uguale a prima e forse non ci sarebbe stato mai più , ne un dopo o un prima…?

Domande che aleggiavano nell’aria, senza nessun peso ne sostanza e che a nessuno sembrava più importasse di rispondere…; c’era soltanto una folla di facce spente e mani strette a pugno e braccia abbandonate inerti lungo i fianchi, …stanchi burattini, pupazzi vuoti d’anima, che adesso non avevano più tempo, ne misura, ne un qualche senso..
…Intorno, scale, lunghe fila di scale da salire e ridiscendere per poi salire ancora e piazze, vuote,  sterminate stracolme di nessuno e strade, lucide, bagnate che tiravano via dritte non si sa dove…

 

…Soltanto foglie secche s’inseguivano per l’aria pesante e grigio fumo,di quel mondo adesso senza amore, che sempre aveva preso a schiaffi e calci e pugni in faccia quell’amore …, che  aveva deriso e stracciato e svilito quell’amore e che, …senza l’amore, adesso s’accorgeva – ma era ormai già troppo tardi… – non gli restava  altro che  morire….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi ci sei

…E poi ci sei e tu lo sai, eccome se lo sai…; e occupi e tieni tutto lo spazio e spingi e tiri e mi respiri addosso…

E questo tuo respiro, è aria e fiato, ..aria che respiro anch’io, è fresco che mi sfiora e da sollievo al viso e mi disseta questo pensiero, riarso e crudo che spesso morde solo, ed è luce che accende certi bui e illumina quei vicoli contorti e scuri, che si aggrovigliano di dentro e che, se non ci stai attento bene, si chiudono da soli, in sordidi budelli senza uscita alcuna.

…No, ..non ora, che qui è pieno di luce e di sorriso e di profumi rari che sono figli di una stagione che hai creduto morta e che non abitasse più da questi tuoi paraggi…; persa com’era tra ruggini e rifiuti, tra sbilenche pile di “quello che è già stato” e i cumuli sconnessi “ di dopo” e “…poi farò”… ; tra montagne nauseabonde di polveri inerti e soffocanti e tutti quei relitti, resti informi dei tanti tuoi naufragi, ..tra croste e graffi e le scorticature dei cento inciampi e ruvide strisciate e di tutte quelle volte che ti sei ritrovato contro un muro “ a muso duro”…

E adesso che metafore e parafrasi, si sono mescolate e fuse con l’ironia e il sarcasmo di una vita che non hai mai ben capito se sia lì fuori, scaltra e giocosa o scherzare insieme a te, sorniona, ..oppure sia solo bastarda e idiota contenta di far male e poi che venga sera…; ti fermi, …un po’ interdetto.., a riguardarti tutti quei tuoi segni neri, che si sono appiccicati in giro, sfuggiti dalle pieghe di un  cuore che sembra un colabrodo e che, chissà mai quando, ti sei perso pure il coperchio.

Sporche le mani, sporca la faccia, sporchi i tuoi fogli, con tutti quei caratteri che sembra abbiano sempre qualcosa da ridire, anche se sono sempre gli stessi, …come la stessa, è quella musica stonata che non sanno mai suonare.

Eppure dentro, ben nascosta in fondo, rimane, impigliata in qualche piega, l’ombra accesa di un altro tuo sorriso, ..una briciola minuscola di quella felicità bambina, sfuggita per capriccio dalle grinfie di quel serioso vento che s’è corso e bevuto gli anni; laggiù, sul fondo rimane accesa una scintilla, come una fiammella – piccola e da niente, ma che pure scalda…-; e adesso che lo sai che c’è qualcuno che ci rovista tra le parole e quei tuoi segni astrusi, e che a te sembrano, spesso, cacciati lì…, un poco alla rinfusa…, che sai che c’è qualcuno che se ne fa cuscino e vela su cui far riposare i sogni e ali con cui volare cieli che neppure sai e nubi dove affondare, ma senza cadere mai e onde  che fanno rimanere sempre in alto, lì…, sulla cresta, sferzato dalla spuma.

Sì…, questo adesso ti placa ansie e fretta e quieta un po’ l’arsura…; e poi, fa bene al cuore, che sempre, maledetto, mai t’aspetta, preso com’è, bambino sempre..., a correre, più spesso, ...un passo avanti a te

 


 
A... Silvia
 
I tuoi capelli scompigliati dal vento,
nera notte che danza
attorno a due sole stelle:
i tuoi occhi.
Le tue labbra
dischiuse in un dolce sorriso
piccolo rosso cuore
che attende una vita, un amore...
Il tuo corpo
fragile giunco piegato dal vento
calda promessa al domani.
Io ti guardo
stagliata nel sole
e piano sussurro il tuo nome
e triste ti vedo
già tanto lontana.

15/04/1974


Nata ora

 
Nata ora,
tra le mie mani
come un pensiero
portato dal vento,
come il vento
chissà da che mondi lontani...
Un volto, un sorriso
un rinascere ancora...
E ancora volare, e credere, e ancora...
Poi come il vento
- oh!... lo so bene-
vai.
E ancora dolore, e tristezza, e paura...
Tra le mie mani
d'un tratto
più niente...
 
28/08/1974

 
Non ricordo
 
 
Incartata dentro il tempo
col tuo sguardo da bambina
impigliata nei miei occhi:
come un sogno nel mattino.
Muto, perso, ..un po' scontento
ho sfogliato quel pensiero
ho cercato tra le pieghe:
ho frugato nei miei anni.
Non ricordo quel sorriso
non le trovo le parole
ne son certo d'essere vero:
ne lo so, se sei davvero.
Tesse il ragno la sua tela
non si chiede se ricamo
o un inganno turpe e astuto:
è l'istinto che lo guida
Non si ferma la mia mano
non si placa quella mente
non riposa mai il cuore:
non si placa questo sogno...
(22/06/09) 

 


Missing

 

L’aveva persa, …smarrita… e questa volta, senza possibilità alcuna di recupero…; e non sapeva capacitarsi neppure del perché e del come fosse potuto accadere, ..del momento in cui era successo, del dove avesse mai sbagliato…; semplicemente, di colpo, non c’era più…

E si sentiva, adesso, colto da un senso insostenibile di vuoto, da una assoluta e desolante sensazione di povertà, di miseria; sentiva una strana smania possederlo via via, sempre più forte, impadronendosi di lui, come a succhiargli forze e volontà e anche ogni residuo desiderio di lottare, ..di continuare a cercare, ..senza più  credere che avrebbe mai potuto venirne a capo, …tornare indietro…

E come accade sempre, quando perdi qualcosa, fu assalito dai rimorsi e dai dubbi; ..dai tanti : “ ..e se avessi fatto…” o “..se fossi stato…”, e “.. se avessi saputo capire meglio cosa avevo tra le mani, cosa di così importante e vero mi abitava”

Ma non serviva a nulla adesso recriminare e torcersi le mani e le viscere, non serviva inventarsi un'altra vita per fare scomparire quel buco nero che adesso aveva preso casa in lui.

E intanto, a poco a poco, la sua mente si ripuliva, ..come per un magico o malefico sortilegio, tutto si annebbiava e si confondeva: ricordi, …sensazioni, …pensieri, ..parole…

E tutti quei giorni, quei minuti spesi e trascorsi prima, adesso gli apparvero di colpo come un unico grumo di grigio, un attimo ingoiato e perso, un brivido sottile che non fai in tempo, neppure a scorgere, che già è trascorso; ed anche quel dolore, adesso, sembrava meno "vero", ..meno forte e pungente, ..meno "suo"..

Si fermò, di colpo, dinnanzi alla vetrina, lì per la strada, che non aveva neppure notato prima e si guardò riflesso, ..il viso un po’ scavato, quei capelli brizzolati, ..quei maledetti occhi chiari che tutti ci sapevano leggere dentro, ..,meno che lui..,  quella faccia da ragazzino che s’era scoperto vecchio senza saperlo, ..senza che mai nessuno glielo avesse detto…

“…Adesso che l’aveva persa…”, ..pensoso, interdetto, stupito quasi, la fronte aggrottata, gli occhi stretti a fessura, come a cercare di scorgere più oltre, più avanti ancora, …si ritrovò con quell’ultima, angosciante domanda, a cui non sapeva trovare risposta alcuna, …e che lo lasciava raggelato e immobile, come fosse stato investito da un improvviso  getto di azoto puro…, nel suo 'erasing' più totale : “..Ma diavolo, …cos’era mai che aveva perso……?”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stanza di cuori

…Entrasti in fretta nella stanza, come un colpo di vento che spalanca una finestra…, e forse quella,  non era casa mia…, …la stanza mia.. e quella finestra spalancata, non era una finestra e basta, ..ma erano i miei occhi che ti osservarono insinuarti dentro di essi,  prepotente e scaltra, entrare attraverso le nere pupille dilatate e poi scivolare senza chiedere se potevi o meno, dentro, …in fondo, tra nervi e capillari .
Ti mettesti a sedere, ancora una volta con lo sguardo di chi non ha bisogno di essere invitata a sedere, per farlo, …non chiedesti permesso o se il posto fosse libero: te lo prendesti così, come fosse stato un tuo diritto ed un dovere, per me, non obiettare nulla.
La stanza era spoglia, disadorna, consunta un po’ dagli anni,  senza fronzoli particolari, senza colori speciali e non c’era nessuna  musica di sottofondo, …se non quel fastidioso pulsare monotono ed uguale che, in genere, sa fa un cuore, …ogni cuore; tu ti guardasti un po’ attorno con fare indagatore, osservando in tralice le stampe scolorite appese quà e là sui muri, ..quei ritratti ingialliti di volti, quelle file di nomi, di cui qualcuno si leggeva a stento, tanto lontano nel tempo e nel ricordo…
Con sguardo un po’ distratto, quasi annoiato, notasti le crepe sulle pareti, …pezzi d’intonaco mancanti, …le scalfitture ed i graffi,  profondi, incisi e rimasti a segnare chissà quali tempeste e terremoti passati mai da lì, sorpresa e indispettita che nessuno si fosse mai preso la briga di rimettere in ordine un poco le cose, ..ridare una mano di vernice nuova, chiudere i buchi, …dare aria a quello che ti sembrava solamente un soffocante sgabuzzino vuoto.
… E che tu, poi,  te ne dovessi rimanere lì, scomoda e un po’ a disagio, con un’aria quasi di sussiego e noncuranza, come ti fosse obbligo  e peso, quel restare…

Mi accorsi che forse qualcosa non andava , ..che magari avrei dovuto dirti parole, inventare scene e copioni ed effetti un po’ speciali; … offrirti qualcosa, che so, ..una tazza di thè, un pasticcino, …un whisky o un gin…
Ma invece,  avevo solo un poco di spremuta che, non ricordo,  se fosse stata d’arancia rossa, …oppure solamente fosse stata una stupida ‘spremuta di cuore’, ..un semplice e banale ‘succo d’amore’…, che tu, subito rifiutasti garbatamente d’accettare, …ma  con tanta gentilezza e con quella specie di sorriso di contorno…
…Ti alzasti, poi, di fretta, lasciando lì, …sospesa in aria, assieme ad un tuo ultimo sorriso un po’ tirato,  non so più quale motivo o scusa, stringendomi la mano con distacco, senza interesse; ..tanto ormai, non eri già più lì da tempo e fin da prima, pensarci bene, non c’eri stata per davvero, ne forse eri mai neppure entrata…
E se lo avevi fatto, era stato soltanto per dare una curiosa occhiata in giro, guardare dal ‘di dentro’…: …ci fosse stato mai qualcosa che valeva...
…Bhè, sì, …lo ammetto c’era odore di chiuso lì dentro, in quello spazio ristretto e con tutte quelle cose ammassate in ogni dove e con quegli scaffali malfermi e un poco storti e quel disordine, …che il tutto, somigliava più al retrobottega di un rigattiere di quart’ordine, che non ad una stanza dove ricevere gli ospiti, compresi quelli di ‘riguardo’, ..quelli a cui tenevi …e poi, lo so, ..mancava anche il coperchio e gocciolava dentro, a volte…, spesso e anche quando, fuori, non pioveva ;
…ma d’altronde…, quella era l’unica stanza che c’era,  …e quello, era l’unico cuore che possedevo...

 

in trattoria
 

….Seduto a un tavolo da due, da solo, un po’ in disparte, ...di una delle tante trattorie…

…Estate, …caldo, …aperto di campagna intorno, qualche tavolo sparso qua e là, ..non c’è ressa oggi, ne calca..., ne il solito sbattere di piatti e di posate o lo sgolarsi di cameriere e gente: c’è quasi tempo e modo di restarsene un po’ fermi, immobili in una pausa, che sembra quiete, ...persino di pensiero…

Sommesso, confuso parlottare d’altri, seduti poco più in là, ..ma con una sorta di ‘riguardo’, ..con un parlare basso, discreto, come a non disturbare me, che sono assorto e sembro in volo verso chissà dove; o forse solo un parlare schivo, di chi  vuole tenere cose per se.

Anche le cameriere che passano accanto, ..sembrano farlo con leggerezza, attente a non rompere quell’atmosfera surreale, in quella luce che filtra appena dagli spessi archi in mattoni, dalle volte a 'vela', basse , tra tavolini, coperti da tovaglie a quadrettoni bianchi e rossi, … un po’ scheggiati e che fanno ancor più vera quella vecchia trattoria; neppure loro sembrano avere la fretta o la premura, oggi, di portare piatti, o il menù, o il vino, o l’acqua …

Strana atmosfera, questa, …strana perché non capita poi così spesso, che a pranzo, tra gente che è lì per caso e ha smesso, per un momento, il suo lavoro…, ci possa essere davvero quella sorta di pace e quiete e quel parlare sottovoce: ..ma forse, sarà il caldo, ..o quest’estate, o la campagna mezzo addormentata…

…O forse è, che sono io che non lo vedo, ..non mi accorgo, ..non distinguo tra quello che ho di dentro e quanto mi circonda, tra il mondo chiuso e senza fretta che ha preso ad abitarmi dentro e mi disegna uno stupido sorriso sulle labbra e mi accende gli occhi di una viva assenza…… e le solite cose che, a mia insaputa, continuano il loro consueto andare, col ritmo e le movenze, che sono poi sempre le stesse, ...stesse di ieri e di ieri l’altro e di domani: ma adesso, adesso nò.

Non adesso che mi manchi e che ti ho messa lì e che, ..tra un boccone e l’altro, …con il bicchiere mezzo alzato, ..nel trasognato rispondere ad una cameriera che “…No grazie, no, ..non prendo altro…” ti parlo e ti sfioro con lo sguardo; tu che manchi ma che sei lì, seduta al posto vuoto di quel tavolo per due - ..sì, io e te…-, proprio di fronte a me.

Tu che mi guardi e che sorridi, ..tu che te ne stai in silenzio, ..le labbra immobili,  ma pure mi fai scivolare dentro milioni di parole…; tu, con tutti i tuoi puntini sulle “i”, ..con il tuo fare la punta ad ogni spillo…, col tuo viso spalancato su di me e quei tuoi occhi che mi bevono e prosciugano di ogni stilla…

E sarà per questo, ..la mia sete, questa arsura: e così mi verso un altro bicchiere di vino -…quasi finito il mio quartino…- , ..sarà questo, quella quiete assurda e dolce di questa trattoria, ..dove mi parli e mi osservi divertita, ..dove non odo una tua sola parola e tu non  sei, …dove starei per tutto il  tempo…, perché non sei seduta accanto o in fronte, ..ma dentro ed è lì, che vuoi restare…

 Presto mi alzerò e chiederò il mio conto e me ne andrò a pagare, mentre tu sarai rimasta immobile, lì ferma, ad occupare quel posto vuoto, …ad aspettare dopo, ..più tardi,…domani, o fra un momento…; quando mi tornerai di dentro e non andrai via mai più.